I Pili della Vittoria

 

Il progetto per la sistemazione della piazza Grande prese corpo nel 1914, ma fu realizzato solo dopo la fine della guerra.

 
Piazza Grande col Porto


LA PIAZZA GRANDE FINO AL 1918

Piazza Grande con il giardino. Nell'angolo verso Via dell'Orologio il grande chiosco per la vendita di fiori della ditta Fonda. Sulla riva si distingue la punta triangolare del mandracchio, non ancora completamente interrato
 

Il giardino venne rimosso nei primi due mesi del 1919 e sul lato aperto verso il mare furono innalzati tre semplici pali portabandiera.

 
Piazza dell'Unità e Palazzo Municipale
Piazza Unità
 


Febbraio 1919

Lo smantellamento del giardino è quasi finito, a parte il fondo irregolare e qualche mucchio di terra qua e là. Ma ingrandendo si nota che altri mucchi di terra sono stati cancellati assieme ad una bella carriola davanti al militare al centro della foto!
 

Nel fervore dell'annessione, la società Ansaldo di Genova si offrì di finanziare la costruzione di basamenti scultorei in bronzo con nuove e più alte aste. Problemi finanziari, dovuti alla crisi della Banca Italiana di Sconto (della quale Ansaldo era la maggior azionista) causarono l'abbandono del progetto.
Per migliorare l'aspetto dei tre pali, ad essi venne aggiunto un semplice basamento in legno.

 
Piazza Unità - Municipio
3 pili con basamento
 
Piazza Unità - Palazzo del Lloyd Triestino (dettaglio)
 

Nel 1923 si tolsero le tre antenne, che furono sostituite da due, sorrette da pili provvisori in legno dorato, foggiati a fascio littorio con tre scuri ed appoggiati sopra una gradinata di tre gradini.

 
Piazza Unità (dettaglio)
Piazza Unità Prefettura
 

All'Ansaldo subentrò il Reale Automobile Club d'Italia che propose l'erezione di due pili delle bandiere, stilizzati in modo da rappresentare un monumento alla memoria degli Autieri caduti in guerra. Con il finanziamento del R.A.C.I. l'opera venne commissionata allo scultore triestino, accademico d'Italia, Attilio Selva.

Il primo progetto, presentato nel 1929, proponeva due pili identici, ma si preferì invece realizzarne due differenti pur mantenendo la continuità stilistica. La fusione avvenne nelle Fonderie Partenopee di Giovanni Laganà, mentre le antenne furono realizzate dal Cantiere San Marco e le alabarde dall'officina Fumis.

 
Trieste - Raduno R.A.C.I. 1933 Cartolina edita dal Regio Automobile Club d'Italia a ricordo della manifestazione

L'opera fu compiuta nell'ottobre 1932, ma la solenne inaugurazione avvenne il 24 maggio 1933, in concomitanza con il raduno nazionale del R.A.C.I., alla presenza del duca Amedeo d'Aosta.
 
Allo scoprimento e alla benedizione dei pili impartita dal vescovo di Trieste, Luigi Fogàr, seguì l'alzabandiera dei vessilli nazionale e cittadino. Iniziò quindi una sfilata di automobili in rappresentanza di tutte le sedi provinciali del R.A.C.I., che si protrasse per più di un'ora.

Le rive
Le automobili in attesa di sfilare in Piazza Unità
 
Piazza dell'Unità d'Italia
 

L'altezza delle aste è di m 25, sovrastate da un'alabarda di m 3,70. La base esagonale in granito a tre gradini sopporta un corpo cilindrico circondato, in ciascun pilo, da tre figure: in uno l'Italia vittoriosa e due fanti automobilisti; nell'altro Tergeste armata di lancia alabardata e due soldati. I pili sono ornati da stemmi ed emblemi bellici: lo stemma del R.A.C.I., il fascio littorio, punte di lancia, teste di leone. I tronchi sono coronati da un capitello formato da una ghirlanda di Vittorie alate che si ricorrono. Una corona di foglie di quercia e di alloro termina il pilo che reca nell'ultimo cerchio verso l'antenna il nome dello scultore. Nel mezzo dei due tronchi stanno le iscrizioni dedicatorie.

 
Palazzo del Lloyd





A GLORIA DEI VALO-
ROSI AUTOMOBILISTI
CADUTI NELLA GUERRA
LIBERATRICE
CONSACRAVA
IL REALE AUTO
MOBILE CLUB
ITALIANO
 



QUI TRIESTE RIAFFERMA
IN FACCIA ALL'ADRIATI-
CO L'IMMUTATA SUA
FEDE NEI FATI D'ITALIA
1932 - X
CONTRIBUIVA ALL'OPERA
CHE DOVRA' ERGERE PER-
PETUA I FIAMMANTI
VESSILLI, IL COMUNE
Prefettura e dettaglio di un pilo
 

La statua di Tergeste presenta, nell'avambraccio sinistro che regge l'alabarda, un foro di proiettile. Si ritiene che sia stato causato dai colpi sparati da alcune motozattere tedesche contro la città negli ultimi giorni di aprile 1945. Secondo altra fonti, invece, sarebbe dovuto al fuoco della Polizia Civile durante i disordini del sei novembre 1953, ma le dimensioni del foro non sembrano compatibili con il calibro delle armi usate in quella occasione.

Sempre nelle convulse giornate di aprile-maggio '45 sparì l'asta con l'alabarda. Tergeste rimase così per lunghi anni, con la mano vuota alzata quasi a salutare i passanti. Solo il 24 maggio 1981 una copia dell'alabarda fu ricollocata al suo posto, modellata e fusa dallo scultore Ugo Carà.

Nel luglio 2006 ci si accorse che l'alabarda era stata nuovamente rubata. Alla fine di agosto 2011 una copia dell'asta con alabarda fu sistemata nuovamente nella mano di Tergeste: è opera di Sergio Masset, già restauratore dei Civici musei di storia ed arte e ora volontario dell'Associazione di volontariato "Cittaviva".

Piazza Unità d'Italia