Aumento di stipendio quando è obbligatorio: in questi casi il datore non può rifiutarsi

Ci sono casi in cui l’aumento dello stipendio è un obbligo che il datore di lavoro non può rifiutarsi di riconoscerlo al dipendente.

I datori di lavoro potrebbero avere la tentazione di far lavorare di più i dipendenti senza riconoscere un compenso econonomico adeguato alla prestazione dello stesso.

In quali casi l'aumento di stipendio è un obbligo del datore di lavoro
Aumento di stipendio: in alcuni casi il datore di lavoro è obbligato a riconoscerlo – misterkappa.it

Insomma, non è proprio ordinario – soprattutto in un tempo di crisi economica come il nostro – trovare datori di lavoro ben disposti a concedere un aumento di stipendio al lavoratore dipendente. Ma l’aumento è solo una graziosa concessione del datore di lavoro o può essere anche un obbligo di legge?

Quando il datore di lavoro è obbligato ad aumentare lo stipendio

Ci sono dei casi in cui la legge e i contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) prevedono che il lavoratore dipendente abbia diritto a un aumento di stipendio. In altri casi invece la decisione di rendere più corposa la busta paga del lavoratore spetta solo al datore di lavoro. 

Aumento di stipendio: può essere un obbligo per il datore di lavoro
Ci sono casi in cui l’aumento di stipendio è dovuto al lavoratore – misterkappa.it

Come prima cosa bisogna precisare che l’aumento di stipendio può passare attraverso due differenti modalità: gli scatti d’anzianità e la promozione. Nel caso dei cosiddetti “scatti di anzianità” l’aumento scatta – appunto – in automatico dopo un certo periodo di tempo passato a prestare la propria opera presso lo stesso datore di lavoro. Diverso il discorso per la promozione, che consiste nel passaggio a un livello superiore di retribuzione. 

L’aumento dello stipendio per anzianità lavorativa costituisce un vero e proprio diritto del lavoratore dipendente. A stabilire gli scatti di anzianità sono i diversi contratti collettivi nazionali che impegnano il datore di lavoro a riconoscere gli aumenti al lavoratore. Il numero di anni e gli importi degli scatti di anzianità variano in base al CCNL considerato. Alcuni contratti prevedono scatti ogni due anni, altri invece ogni tre o perfino cinque anni. 

Quando parliamo di promozione il discorso invece cambia. In questo caso non c’è alcun obbligo di aumento da parte del datore di lavoro. Spetta a lui la decisione se far avanzare o meno di livello il suo dipendente, anche se da molti anni lavora presso la sua ditta. Nulla vieta naturalmente di chiedere una promozione, sempre consapevoli che il datore di lavoro potrà accettare o rifiutare liberamente la richiesta. Se invece ci accorgiamo che non ci vengono riconosciuti gli scatti di anzianità possiamo far valere il nostro diritto rivolgendoci alla Direzione Territoriale del Lavoro, ai sindacati e anche al giudice.

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