Il nubifragio del 1911

 

Nella notte tra il 14 ed il 15 giugno 1911 un rovescio temporalesco accompagnato da venti di burrasca di breve durata ma di eccezionale intensità si abbatté sull'Adriatico settentrionale. Da Venezia fino a Fiume piovve a dirotto con fortissimo vento, mentre il mare si sollevava in onde altissime.

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A Trieste il tempo era stato discreto fino a sera, con leggero vento da ESE e temperatura di 16° C, ma un fronte freddo stava avanzando da Ovest, con gran balenare di fulmini. Dopo le 23 iniziò a piovere, mentre il vento girava a Sud ed aumentava di intensità; tra mezzanotte e l'una caddero più di 12 mm di pioggia, con vento che continuava a spostarsi a SO e poi ad Ovest. Dopo l'una il vento da ONO soffiava a 65 km/h con raffiche a 87, mentre la pressione era scesa a 1005 hPa e la temperatura a 9° C. Poco prima della due ritornò la calma.
Il prof. Mazelle, direttore dell'Osservatorio Marittimo, dichiarò che il fenomeno era stato causato da una depressione secondaria collegata ad un ciclone principale che si trovava sopra l'Austria Inferiore e la Moravia.

Fin qui i rilievi dell'Osservatorio. Le cronache dell'epoca raccontano che la pioggia fortissima si scatenò all'improvviso, preceduta da una tempesta di fulmini. Le sirene dei piroscafi ancorati in rada cominciarono a lanciare segnali di allarme, che furono ben presto coperti dal fragore del mare e del vento. Onde altissime di quasi sette metri superarono le banchine, infrangendosi contro i muri delle case. Le via adiacenti alle rive si trasformarono in torrenti; in piazza Grande le ondate arrivarono fin oltre il giardino.

Si consumava così in meno di due ore uno degli eventi atmosferici più devastanti che abbiano mai colpito la città, causando 19 vittime ed enormi danni materiali.

 

Il primo a soccombere alla violenza del mare fu il bark greco AGIOS NICOLAOS di 457 ton ancorato in rada. Strappato dagli ormeggi e portato alla deriva, fu poi scaraventato sulla seconda diga del porto nuovo a Sant'Andrea. La diga fu rotta per 60 metri ed il veliero si sfracellò completamente colando a picco, causando la morte dei nove membri di equipaggio:
Giovanni Theoduros di anni 60
Nicola Oslanis di anni 50 da Samos
Giacomo Piemonti di anni 65 da Genova
Teodoro Vassilis di anni 35
Teodoro Manolis di anni 50
Ilias Maletis di anni 40
Giorgio Verlan
Andrea Voliotis
Basilio Passalamiti

 
Lo schooner AVVOCATO NICOTRA (recto) Lo schooner AVVOCATO NICOTRA semiaffondato alla diga

Lo schooner AVVOCATO NICOTRA BERTUCCIO di 239 ton da Catania ormeggiato all'esterno della diga del Punto Franco fu gettato contro la scogliera della stessa; rimase incastrato con la prua sugli scogli ed ebbe la poppa completamente sommersa. L'equipaggio riuscì a salvarsi.

Quattro maone lloydiane cariche di merci ormeggiate in Punto Franco ruppero gli ormeggi e furono trascinate al largo. Tre furono recuperate l'indomani ma una (la n. 65) non fu più ritrovata.

In Punto Franco le colossali ondate sfondarono le saracinesche dell'hangar 1B, ricolmo di sacchi di caffè e mandorle, allagandolo completamente; blocchi di pietra del peso di oltre quattro tonnellate furono divelti dalla banchina, trascinati per più di cento metri e scagliati contro le porte dell'hangar 33 abbattendole, permettendo così all'acqua di devastare quanto depositato.

Parte del tetto del castello di Miramar fu divelta e la sala del trono inondata dalla pioggia; nel parco vari alberi furono sradicati ed i giardini gravemente danneggiati.


 

 
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Il bark EVANGELISTRIA affondato alla diga

Il bark ellenico EVANGELISTRIA di 651 ton dal Pireo, anch'esso ormeggiato all'esterno della diga del Punto Franco, colò completamente a picco e dall'acqua emergevano solo le cime degli alberi. Tre membri dell'equipaggio furono messi in salvo dal caicchio del bark turco Suleiman ancorato colà innanzi, ma cinque sparirono nelle onde:
Giorgio Paulinos di anni 55 da Ciumi
Pandelis Havieras di anni 32 da Scio
Demetrio Sminoreus di anni 25
G. Metteus di anni 47
A. Savatachis di anni 50

Il vecchio piroscafo STADION ormeggiato dinanzi alla riva Carciotti fu scaraventato contro la banchina fracassando la prua. Gli uomini che erano a bordo riuscirono a salvarsi.

Sul trabaccolo MADIA ormeggiato alla riva Carciotti, il capitano Biagio Marasciulo di anni 70 da Monopoli cadde in mare e annegò. Il corpo fu ritrovato la mattina nel Canale.

Al fianco destro del molo San Carlo il piroscafo MIRAMAR del cap. Calafati fu anch'esso sbattuto contro la riva riportando gravi danni.

Il casotto della biglietteria del Lloyd fu strappato dalle fondamenta e portato sino alla riva di piazza Grande verso il palazzo del LLoyd.

Particolare del "Bagno Galleggiante Nazionale"
Il bagno galleggiante NAZIONALE prima del nubifragio

Il bagno galleggiante NAZIONALE ormeggiato davanti alla riva del Mandracchio, fra il molo San Carlo ed il molo della Sanità, andò completamente distrutto. Le botti che costituivano il corpo d'appoggio furono strappate ai legami che le univano e scaraventate dalle onde sulle rive, mentre il corpo del Bagno stesso si sfasciava. I tre custodi che erano a bordo riuscirono a salvarsi.

Il piccolo piroscafo ANDROMEDA di 49 ton dell'armatore Vidulich ormeggiato alla riva dei Pescatori (a sinistra della radice del molo Sanità) affondò completamente; emergeva dall'acqua solo la cima del camino. In seguito recuperato. L'equipaggio si mise in salvo.

 

Il brigantino greco MARI VAGLIANOS, carico di legname, ruppe gli ormeggi e andò ad urtare l'Andromeda colando a picco. In seguito rimorchiato a ridosso della diga, andò quindi totalmente sommerso.

Triest. Sturmflut (recto)
Triest (recto)
 

Alla riva Grumula la barca con la pompa d'aria del palombaro Fonda colò a picco. In seguito recuperata.

Il piroscafo FRANCESCO MUSNER carico di carbone ormeggiato alla riva n. 5 del nuovo porto a Sant'Adrea fu sbattuto contro la banchina, riportando grandi falle.

La pirodraga ELEVATORE dell'Impresa Adriatica addetta agli scavi per i lavori portuali a Sant'Andrea, ormeggiata presso il molo VI in costruzione, andò pure a picco. L'equipaggio di otto uomini si mise in salvo. In seguito recuperata.

Il trabaccolo NUOVO ANTONIO di Vincenzo Ricci da Cupra Marina affondò al molo di Servola.

Il trabaccolo PRUDENTE di 31 ton da Civitanova, carico di legname, fu strappato dagli ormeggi riportando estese falle a prua e a poppa; affondò quasi completamente, mantenuto a galla dal carico. In seguito rimorchiato all'interno della diga del Porto Franco e lasciato a ridosso della stessa.

I velieri CARMELO e GIULIETTA, ormeggiati davanti alla Ferriera, furono spinti a ridosso di una boa. Il CARMELO rimase molto danneggiato e l'equipaggio salì su una scialuppa tentando di raggiungere terra. Uno dei marinai cadde in acqua e scomparve:
Matteo Tominovich di anni 43 da Santa Marina di Cerovizza.

La brazzera ACHILLE da Capodistria, mentre cercava di riparare nel porticciolo di Barcola, fu sospinta verso la scarpata e si capovolse. Due marinai si gettarono in acqua e furono salvati, ma altri tre rimasti a bordo scomparvero:
Giacomo Perini di anni 25
Amedeo Perini di anni 20
Bortolo Steffè di anni 50 tutti da Capodistria.

Il trabaccolo SALVATORE di 44 ton, proprietà di Giorgio Ravalico, dopo aver perduto gli alberi e tutte le opere di coperta, affondò.

Una maona della Pubblica Nettezza, strappata dagli ormeggi, si infranse sulla riva. Un'altra maona della Marina da guerra fu gettata sulla terra ferma. Sette maone della Impresa Adriatica andarono disperse.

Più o meno gravemente danneggiati rimasero complessivamente altri 76 piroscafi e velieri, fra questi 10 piroscafi del Lloyd e dalla Istria-Trieste, e 34 piroscafi e velieri di bandiera austriaca.

 

Il giorno successivo, 16 giugno 1911, il Governo Marittimo di Trieste espose nel porto la seguente descrizione dei fatti: "Questa notte fra le 12 e le ore 2.00 si scatenò un uragano nella direzione N.O. che ha recato immensi danni alle navi ancorate nel nostro porto ed al porto stesso. Andarono a fondo il vapore "Andromeda", il bastimento greco "Nicolaisos" con nove marinai. Arenati presso la diga nel porto franco il bastimento greco "Evangelisti", lo schooner "Nicotra". Cinque marinai del bastimento "Evangelisti" annegarono. Un veliero di Capodistria arenò presso Barcola e due marinai annegarono. Il capitano dello schooner "Nicotra" annegò. Lo stabilimento "Bagni Buchler" avanti il palazzo del Lloyd fu totalmente distrutto. Un piccolo cavafango dell'impresa adriatica del porto presso il molo VI calò a fondo. Tutte le navi del porto sono più o meno danneggiate, tra queste i vapori del Lloyd "Bregenz", "Euterpe" e "Carniola". Il bastimento "Stadion" e molte barche affondarono, con altri morti che finora assommano a ventisette. Completamente distrutta è la parte media sopra acqua del braccio a nord del porto per battelli al Molo Santa Teresa; la riva fra Molo Sanità e quella dei Pescatori è fortemente danneggiata; la riva di mezzo del porto Francesco Giuseppe ed i muri del parapetto sono in parte distrutti."

Il numero della vittime comunicato dal Governo Marittimo era sovrastimato: otto marinai, inizialmente dati per dispersi, furono in seguito rintracciati nelle osterie del porto.

 
Nubifragio 1911 (recto)
Nubifragio 1911 (recto)
La folla assiepata sulle rive contempla il disastro.
Fra i relitti si notano le botti che fornivano sostegno al bagno galleggiante Nazionale
Nubifragio 1911 (recto)
Nubifragio 1911 (recto)
 

La notizia dell'accaduto ebbe vasta risonanza, non solo in Austria ed in Italia ma in tutto il mondo.

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Il cablo dell'Associated Press pubblicato sull'HAWAIIAN STAR del 15 giugno

La Gazzetta Ufficiale del Regno d'IItalia pubblica due veline dell'agenzia Stefani. A New York il quotidiano The Sun riporta una corrispondenza dettagliata dell'accaduto, corredandola anche di una descrizione della città con i suoi aspetti commerciali ed industriali.

 

Con grande tempestività venne prodotto anche un breve documentario, girato probabilmente da Giuseppe Caris (gestore del Salone Americano) e proiettato il 18 giugno in tre sale cittadine. Accolto con grande interesse da un folto pubblico, tanto che fu riproposto al Teatro Fenice anche il giorno seguente.

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La tragedia passò presto in secondo piano. Ripulito il porto dai rottami, rabberciate le rive, il 24 giugno la città accolse l'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo che presenziò, presso il Cantiere San Marco, al varo della corazzata "Viribus Unitis" nuova ammiraglia della imperiale e regia Marina austro-ungarica.

Varo della Viribus Unitis (recto)
 
 

CREDITI
L'immagine "Die Sturmkatastrophe in Triest" è tratta da Die Neue Zeitung del 17 giugno 1911.
La pubblicità del documentario "Lo spaventevole ciclone di Trieste" è tratta da Il Piccolo del 18 giugno 1911.
 
Per la cronaca dell'accaduto sono stati consultati:
- Il Piccolo ed Il Piccolo della sera 15/6 - 22/7/1911
- Die Neue Zeitung 16-18 giugno 1911
- Neue Freie Presse 16-17 giugno 1911

I nomi delle vittime sono riportati nella forma più frequentemente usata. Per i nomi dei natanti ho fatto riferimento al Lloyd's Register of British and Foreign Shipping ed. 1910.